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VERGA GIOVANNI

AUTORI

Giovanni Verga


Giovanni Verga nacque a Catania il 31 agosto (o il 2 settembre) 1840,da Giovanni Battista Verga Catalano e da Caterina Di Mauro; la famiglia era originaria da Vizzini, centro agricolo della Sicilia orientale, ed era legata alla proprietà terriera e a un'educazione tradizionale. A Catania, a quel tempo, si contendevano il privilegio dell'educazione giovanile due scuole, quella romantica di Antonino Abate e quella classicheggiante di don Mario Torrisi, e il Verga le frequentò entrambe. L'Abate, liberale e patriota, che mostrava ai discepoli la ferita riportata durante i moti del '48, era anche poeta fantasioso e romanziere stravagante, che non rispettava le regole della grammatica, ma faceva leggere molti autori moderni, lui compreso. Quando Giovannino, ancora sedicenne, gli mostrò il manoscritto di un lungo romanzo storico, Amore e patria, entusiasticamente lo incoraggiò a pubblicarlo, ma il giovanissimo narratore seguì invece il consiglio dell'altro maestro, il Torrisi, che ne sconsigliò la pubblicazione perché opera troppo immatura.

Pubblicò invece il secondo romanzo, I carbonari della montagna (1861-'62), che narra un episodio della lotta clandestina in Calabria al tempo di Gioacchino Murat, e successivamente, nelle appendici del giornale fiorentino La nuova Europa, il terzo dei cosiddetti romanzi catanesi, Sulle lagune (1863), di ambiente veneziano risorgimentale. Deciso a seguire la carriera delle lettere abbandonò gli studi legali, già iniziati nell'università di Catania, per trasferirsi a Firenze che era, a quel tempo, la capitale politica e letteraria d'Italia. A Firenze, dove arrivò ai primi di maggio del 1865, mentre fervevano le celebrazioni del centenario della nascita di Dante, era stato preceduto da molti giovani siciliani, catanesi in specie, tra i quali Luigi Capuana, critico teatrale apprezzato e temuto del giornale La Nazione, il poeta Mario Rapisardi, Mariano Salluzzo che era stato medico di Nino Bixio, il pittore Michele Rapisardi, il diplomatico Giuseppe Pirrone, Nicolò Niceforo col quale aveva fondato, a Catania, un foglio di vita effimera dal titolo Roma degli Italiani. L'ambiente era favorevole ai meridionali, in virtù di una fratellanza nazionale ideale, sicché tutti si ritrovavano nei salotti letterari e mondani, al Gabinetto Viesseux, al caffè Michelangelo e partecipavano della vita cittadina in posizione quasi privilegiata. Fu nel salotto del critico Francesco Dall'Ongaro che il Verga conobbe Giselda Fojanesi (che doveva poi trovarsi al centro di un'infausta vicenda amorosa che guastò definitivamente i rapporti col Rapisardi), e alcune tra le personalità più importanti del mondo politico e letterario italiano. Primo frutto, certamente immaturo, di questa partecipazione fu la commedia I nuovi tartufi, che satireggia alcuni episodi della lotta politica per le elezioni del settembre-ottobre 1865. A Firenze il giovane narratore abbandona la linea del romanzo storico e comincia la più moderna esperienza del romanzo sentimentale. Pubblica Una peccatrice (1866), dove si narra l'infelice storia di un giovane siciliano che, per conquistare il cuore di una donna, diventa commediografo celebrato e poi muore in solitudine dopo tanti disinganni; Storia di una capinera (1871), il più fortunato dei romanzi verghiani, che riprende l'argomento delle monacazioni forzate, tanto discusso specialmente dopo la storia manzoniana della monaca di Monza e le opere similari di Caterina Percoto e di Enrichetta Caracciolo; Eva (1873) disgraziata avventura amorosa tra una celebre ballerina e un pittore in bolletta, entrambi di origine meridionale; Eros (1875), storia di un mrchesino, Alberto Alberti, la cui vita sbagliata é la conseguenza del fallimento del matrimonio dei suoi genitori; e Tigre reale (1875), dove la vita e gli amori stravaganti di un giovane diplomatico, anch'esso siciliano, si decantano nel seno di una famiglia regolare e tradizionale.

E' stato detto che fino a questo punto l'attività letteraria del Verga è da considerare decadente e trascurabile, e che il momento del trapasso verso la fase veristica é segnato dalla novella Nedda, scritta e pubblicata a Milano nel 1874
Di Nedda é molto importante l'introduzione, che possiamo considerare il manifesto del verismo verghiano. In essa l'autore dichiara che, a Milano, seduto in una comoda poltrona davanti al caminetto, gli tornano alla mente, e vede quasi, uomini e fatti della sua gente.

Con i Malavoglia, pubblicati a Milano nel 1881, Verga giunge al romanzo muovendo dalle identiche basi che avevano prodotto le sue novelle siciliane. Riesce a creare, nella sfera sociale che già aveva individuato come punto di partenza per il ciclo dei vinti, il respiro necessario alla configurazione del più grande romanzo che sia apparso in Italia dopo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. L'oggetto della sua indagine è di nuovo il mondo degli umili, delle classi sociali più basse, il mondo dei pescatori di Acitrezza che egli affronta con una totale apertura sentimentale, offrendo il documento narrativo di un dramma economico che si vien facendo, attimo per attimo, dramma universale e che tutto coinvolge nel definirsi di una condanna assoluta, di un destino tragico per il quale non esiste scampo.
I Malavoglia (1881) é la storia di una famiglia di pescatori di Acitrezza, un villaggio marinaro della costa catanese, che, dopo il naufragio della barca, la Provvidenza, e la perdita del carico di lupini su cui era fondata la speranza di un buon guadagno, va distruggendosi lentamente, nonostante lo sforzo eroico del pater familias, padron 'Ntoni, e i vani sacrifici di tutti i familiari. La narrazione assume toni ora epici, ora elegiaci, ma vale soprattutto come storia di un popolo, di una gente, di una civiltà. La tenacia e l'ostinazione di un uomo che vuole salire i gradini della scala sociale e accumula ricchezza, la roba, é l'argomento del Mastro don Gesualdo (1888). Don Gesualdo Motta, mastro muratore, riesce a sposare una nobile decaduta, Bianca Trao, ma in tal modo tradisce le sue origini e sarà punito con una morte desolatamente solitaria, in un palazzo aristocratico di Palermo, tra l'indifferenza dei servitori e l'incomprensione della figlia, che si chiude in se stessa, diffidente e ostile, quasi a sottolineare l'incolmabile abisso che separa i Motta dai Trao.

La poetica verghiana della roba si ritrova nelle novelle, dove il dramma della povera gente si esprime in episodi singoli ma non per questo meno densi di significati umani.. Le novelle raccolte in Vita dei campi (1880) e in Novelle rusticane (1883) esprimono un mondo concluso e compatto e mostrano la verità più dolente della condizione umana. Jeli il pastore e Rosso malpelo sono stati definiti il primo e l'ultimo uomo del mondo, il primo perché vive ignorando la società e il secondo perché subisce il peso della società. In realtà si può dire che la tragedia dei personaggi verghiani scaturisce dal loro rapporto, sempre difficile e contrastato con la società in cui vivono. Insieme con la poetica della roba, intanto, aveva preso stabile consistenza anche la teoria linguistica del Verga, per cui lo scrittore deve adeguare la forma al contenuto, realizzando il colore locale con l'uso di lingua non dialettale ma fortemente dialettizzata.

Le altre raccolte di novelle, quasi tutte pubblicate dall'editore Emilio Treves, col quale il Verga aveva istituito un rapporto di amicizia e di collaborazione anche letteraria, affrontano argomenti non soltanto siciliani, ma anche delle classi popolari e della borghesia lombarda, ma il ciclo dei vinti resterà incompiuto. Esse sono Per le vie (1883), Drammi intimi (1883), i Ricordi del capitano d'Arce (1891), Vagabondaggio (1887), Don Candeloro e compagni (1884).

Il Verga affrontò anche la prova delle scene e, come è noto, il suo dramma più fortunato è Cavalleria rusticana; ma non era un autore drammatico, né per vocazione né per scelta letteraria, sicché non tutti gli altri suoi lavori teatrali ebbero successo (La lupa, Caccia al lupo, Caccia alla volpe, In portineria, Rose caduche, Dal tuo al mio, oltre ai citati Nuovi tartufi).

Nel 1894 il Verga torna a Catania e vi rimane, tranne per qualche rara e breve evasione, per tutto il resto della vita. Comincia così quel lungo silenzio di cui molto si è discusso. La morte del fratello e la necessità di provvedere all'amministrazione familiare in favore dei nipoti fu certamente la prima causa del distacco dagli ambienti letterari dove erano state concepite e realizzate quasi tutte le sue opere, ma forse anche la stanchezza gli impedì di riprendere la penna. Ormai, del resto, aveva dato il meglio di sé ed era troppo consapevole delle proprie possibilità per affrontare, senza la serietà e l'impegno che avevano contraddistinto tutta la sua vita, l'avventura di un nuovo romanzo. Aveva cominciato a raccogliere, con il solito scrupolo, la documentazione per La duchessa di Leyra, ma non arrivò oltre al primo capitolo, sebbene gli amici, primo fra tutti il De Roberto, lo esortassero a continuare. E' probabile che la sua penna si fosse dimostrata inefficace nella descrizione degli ambienti delle classi elevate in cui avrebbero dovuto muoversi i protagonisti degli altri romanzi del ciclo dei vinti. Neanche la nomina a senatore (1920) e i festeggiamenti per il suo 80° compleanno (con un discorso di Pirandello al teatro Massimo di Catania) riuscirono a farlo uscire da quel dignitoso isolamento, da quel suo atteggiamento schivo e solitario, che pur nei salotti fiorentini e milanesi ne avevano contrassegnato il carattere umano.

Il Verga moriva, nella sua casa di via Sant' Anna, il 27 gennaio 1922


(La vita di Giovanni Verga è stata presa dal sito del Comune di Catania)


Bibliografia

Romanzi

- Amore e Patria (1856-1857)
- I Carbonari della Montagna (1861-1862)
- Sulle lagune (1862-1863)
-
Una peccatrice (1866)
- Storia di una capinera (1869)
- Eva (1873) [1]
-
Eros (1875)
- Tigre reale (1875)
- I Malavoglia (1881)
- Il marito di Elena (1882)
- Mastro-don Gesualdo (1889)
- Dal tuo al mio (1905)

Novelle

- Nedda (1874)

- Primavera e altri racconti (1877)
Primavera , La coda del diavolo , X , Certi argomenti , Le storie del castello di Trezza

- Vita dei campi (1880)
Cavalleria rusticana , Pentolaccia , Guerra di santi , L'amante di Gramigna , Rosso Malpelo , Jeli il pastore ,
Fantasticheria , La Lupa , Il come il quando ed il perché

- Novelle rusticane (1882)
Di là del mare , Libertà , I galantuomini , Pane nero , Storia dell'asino di S. Giuseppe , La roba , Gli orfani , Malaria ,
Il mistero, Don Licciu Papa , Cos'è il Re , Il reverendo

- Per le vie (1883)
L'ultima giornata , Conforti , Via crucis , Camerati , Gelosia , L'osteria dei "Buoni Amici" ,Semplice storia ,
Amore senza benda , Il canarino del n. 15 , Al veglione , In piazza della Scala , Il Bastione di Monforte

- Drammi intimi (1884
I drammi ignoti , La Barberina di Marcantonio , Tentazione! , La chiave d'oro , L'ultima visita

- Vagabondaggio (1887)
Vagabondaggio , Il maestro dei ragazzi , Un processo, La festa dei morti , Artisti da strapazzo ,Il segno d'amore ,
L'agonia di un villaggio , ...E chi vive si dà pace , Il bell'Armando Nanni Volpe , Quelli del colèra , Lacrymae Rerum

- I ricordi del Capitano D'Arce (1891)
I ricordi del Capitano d'Arce , Giuramenti di marinaio , Commedia da salotto , Né mai, né sempre! ,
Carmen , Prima e poi , Ciò ch'è in fondo al bicchiere , Dramma intimo , Ultima visita , Bollettino sanitario

- Don Candeloro e C. (1894)
Don Candeloro e C. , Le marionette parlanti , Paggio Fernando , La serata della diva , Il tramonto di Venere ,
Papa Sisto , Epopea spicciola , L'opera del Divino Amore , Il peccato di donna Santa , La vocazione di suor Agnese ,
Gli innamorati , Fra le scene della vita

- Racconti e bozzetti (1880-1922)
Un'altra inondazione , Casamicciola , I dintorni di Milano , Nella stalla (inondazione) , Passato! (Ricordi), Il Carnevale fallo con chi vuoi;
- Pasqua e Natale falli con i tuoi - Carne venduta (frammento I) ,
Olocausto , La caccia al lupo , Frammento II , "Nel carrozzone dei profughi" (frammento III) ,
Frammento IV , Una capanna e il tuo cuore

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